Il 6 gennaio alle 11.25, l’addestratrice ENCI Jessica Paschero pubblica su Facebook un post che racconta la fine di Margot, una Bull Terrier soppressa due anni e mezzo fa perché considerata “pericolosa per l’incolumità pubblica” da due veterinari.
Un post tardivo che ha scosso il mondo cinofilo e ha sollevato numerosi interrogativi: perché raccontare la vicenda solo oggi? E soprattutto, perché Margot è stata soppressa senza una diagnosi chiara?
Una vita difficile, tra rieducazioni e spostamenti
Margot, nata nel 2013, viveva in un contesto famigliare complesso. Dal 2016 entra in un percorso di recupero comportamentale affidato alla signora Paschero. Durante la permanenza presso il suo domicilio subisce ferite da morso inflitte da un altro cane dell’educatrice: lesioni che richiedono punti e cure.

La proprietaria, con già una denuncia per maltrattamento a suo carico, decide in seguito di cedere Margot. Da qui inizia una lunga odissea fatta di stalli, rifugi, pensioni e volontari, tra cambi di ambiente e instabilità continua.
Ipotesi mai verificate
Nel suo post, Paschero parla di crisi di aggressività improvvisa che sarebbero durate anche settimane. Ipotesi: SOA (Sudden Onset Aggression) o distimia, mai però supportate da esami clinici.
In un’occasione Margot viene sedata con ben otto compresse di Killitam su indicazione di un veterinario contattato al telefono: tentativo inefficace, che lascia aperti dubbi sulla gestione farmacologica del caso.
Nonostante l’assenza di referti e di un percorso diagnostico, due veterinari avrebbero ritenuto la cagna “irrecuperabile” e ne avrebbero consigliato la soppressione. Margot viene accompagnata da Paschero stessa in clinica, senza la presenza della proprietaria, e lì soppressa.
Il post e la bufera social
Il racconto pubblico della Paschero ha scatenato una vera e propria bufera: professionisti del settore e semplici proprietari hanno chiesto chiarimenti, ricevendo in cambio risposte evasive o sarcastiche.
Alla richiesta di referti veterinari, Paschero ha dichiarato prima di non trovarli, poi che sarebbero in mano alla ex proprietaria, infine che non era tenuta a fornire nulla. I video delle presunte “crisi” non sono mai stati mostrati, se non un filmato in cui Margot, chiusa in gabbia e provocata con la mano, ringhiava.
Molti hanno sottolineato che quel comportamento non prova affatto una patologia neurologica. Altri hanno ricordato che Margot non aveva mai morso persone, contrariamente a quanto dichiarato, salvo un episodio isolato segnalato all’ASL nel 2016.
Le ombre sulla gestione
A complicare la vicenda, diverse segnalazioni arrivate in redazione parlano di presunte attività irregolari della Paschero, dalla gestione di pensioni senza autorizzazioni sanitarie a episodi di bracconaggio con i propri cani, segnalazioni che dovranno essere verificate dagli organi competenti.
Il fatto certo è che, a fronte delle tante richieste di chiarezza, la Paschero ha scelto di bloccare chi faceva domande, modificare la privacy del post e cancellare contenuti dal suo profilo.
Le domande inevase
La storia di Margot lascia aperti più dubbi che certezze. In un contesto già segnato da una gestione difficile, un cane instabile e adozioni non riuscite, la decisione di sopprimerla senza una diagnosi ufficiale rimane gravissima.
Perché Margot è stata soppressa senza una diagnosi clinica?
Perché i referti non sono mai stati mostrati?
Perché un caso tanto delicato è stato raccontato solo dopo anni?
Finché non arriveranno risposte concrete, il dubbio rimarrà. E con esso l’amara certezza che la vita di Margot si sia spenta troppo presto, lasciando una ferita non solo tra chi l’ha conosciuta, ma in tutta la comunità cinofila.



