Leishmaniosi: non solo punture. Così la malattia si trasmette anche senza insetti.

In Inchieste Cinofile

La verità scientifica che pochi dicono: contagio sessuale e trasmissione madre-figlio esistono, e sono documentati.

L’Italia è ormai un Paese endemico per la leishmaniosi. Lo confermano i dati epidemiologici, lo dimostrano le mappe sanitarie, lo raccontano ogni giorno veterinari e cliniche. Eppure, attorno a questa malattia parassitaria continua a regnare una pericolosa semplificazione: basta evitare la puntura del flebotomo e il problema è risolto. Non è così.

A chiarirlo senza ambiguità è il professor Gaetano Oliva, docente universitario e tra i massimi esperti italiani di leishmaniosi canina, intervenuto in un webinar promosso da Radio Cinofilia – Associazione Culturale . Le sue parole smontano una delle convinzioni più diffuse – e più sbagliate – sulla trasmissione della malattia.

Il flebotomo è il vettore principale, ma non l’unico.

La leishmaniosi è causata da un protozoo, la Leishmania, trasmesso principalmente dal flebotomo (pappatacio). Fin qui, nulla di nuovo. Ma fermarsi a questo significa ignorare una parte fondamentale del problema. «La leishmaniosi può trasmettersi anche per vie accessorie rispetto all’insetto», spiega Oliva. Vie che esistono, sono documentate e hanno un impatto reale sulla diffusione della malattia.

Trasmissione venerea: un rischio reale.

Un cane maschio infetto può trasmettere la leishmaniosi a una femmina sana durante l’accoppiamento. Non è un’ipotesi teorica, ma una possibilità clinicamente riconosciuta. Questo dato apre una questione delicata e spesso rimossa: la riproduzione di cani non testati, soprattutto in contesti amatoriali o non controllati, rappresenta un fattore di rischio concreto. Parlare di prevenzione senza affrontare questo punto significa lasciare scoperta una falla importante.

Trasmissione transplacentare: cuccioli infetti dalla nascita.

Ancora più inquietante è la possibilità di trasmissione dalla madre ai cuccioli durante la gravidanza. Una femmina infetta può partorire cuccioli già positivi alla leishmania, anche in assenza di flebotomi.

Questo spiega perché siano stati documentati casi di leishmaniosi:

• in Paesi del Nord Europa,

• in zone dove il vettore non è ancora stabilmente presente,

• in cucciolate nate da madri importate o adottate da aree endemiche.

In questi casi la malattia non “arriva con l’insetto”, ma viaggia con gli animali, spesso senza che nessuno ne sia consapevole.

Adozioni e importazioni: quando la buona fede non basta.

Il fenomeno delle adozioni da zone ad alta endemicità è spesso guidato da intenzioni lodevoli. Ma la scienza è chiara: un test negativo al momento dell’adozione non è una garanzia definitiva.

Il periodo finestra tra infezione e sviluppo degli anticorpi può durare mesi. Un cane può risultare negativo oggi e positivo domani. Per questo, come sottolinea Oliva, i test devono essere ripetuti nel tempo.

Ignorare questo passaggio significa:

• esporre altri animali al rischio,

• favorire la diffusione silenziosa del parassita,

• alimentare nuovi serbatoi di infezione.

Il cane non è il colpevole, ma va gestito.

Un punto va chiarito con forza: il cane non è un “untore” da isolare. Il contatto diretto non trasmette la malattia. Vivere con un cane leishmaniotico non aumenta automaticamente il rischio per l’uomo.

Ma un cane infetto non diagnosticato, non protetto e inserito in un contesto riproduttivo o comunitario senza controlli diventa un anello attivo della catena epidemiologica.

Prevenzione vera: informazione, test, responsabilità.

La leishmaniosi non si combatte con slogan né con soluzioni miracolose. Si combatte con:

• test sierologici regolari,

• prevenzione antiparassitaria corretta, • gestione responsabile della riproduzione,

• informazione scientifica, non approssimativa.

Come ricorda il professor Oliva, mai come in questo caso la prevenzione è più efficace della cura. Ma senza una comunicazione completa e onesta, la prevenzione resta un concetto vuoto.

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0304401708006031

Gennaro Mirabella.

Per chi desidera approfondire l’argomento, di seguito il video dell’intervista col Professor Gaetano Oliva

You may also read!

Il narci-nofilo: narcisismo, cane e relazione uomo-animale

Pubblichiamo questo contributo perché riteniamo necessario aprire uno spazio di riflessione critica e profonda sul rapporto uomo–cane, andando oltre

Read More...

Bruno non è stato avvelenato: la Procura ribalta la versione

La morte del cane Bruno, inizialmente presentata come un atto di brutale violenza, si è progressivamente trasformata in uno

Read More...

Dietro un cucciolo a rate: chi vende davvero e da dove arrivano quei cani?

Provate a ragionare e immaginate per un attimo la vita di un vero allevatore. Il vero allevatore mette davanti

Read More...

Leave a reply:

Your email address will not be published.

Mobile Sliding Menu