Arrivare all’approvazione di una legge in Italia è un percorso macchinoso, fatto di anni di dibattiti e compromessi. La Legge n. 201/2010, che vieta il taglio della coda (caudotomia) e delle orecchie (conchectomia), è stata presentata come un passo avanti nella tutela dei cani. Ma a distanza di anni si rivela più una presa in giro per il popolo italiano che un vero progresso.
Il divieto del taglio estetico viene celebrato come conquista di civiltà, eppure appare come una scelta “facile”, priva di conseguenze economiche e che non tocca i grandi interessi dietro al mondo della cinofilia. Rinunciare a un taglio puramente estetico non costa nulla a nessuno. È semplice, indolore per chi decide, e garantisce un titolo da spendere in Parlamento.
Il vero scandalo è che, mentre si proibisce la caudotomia e la conchectomia, nessuna legge disciplina in modo severo pratiche ben più gravi e diffuse. Un esempio su tutti: i parti cesarei programmati. In Italia non esiste alcuna limitazione, nonostante in molti Paesi europei sia in vigore il divieto di sottoporre una fattrice a più di due cesarei nell’arco della vita. Da noi, invece, cagne brachicefale, chihuahua e altre razze vengono operate a ogni calore, con serie ripercussioni sul loro benessere e con un unico obiettivo: mantenere la produzione costante di cuccioli.
I regolamenti italiani si limitano a scrivere che sarebbe “opportuno” non superare cinque cucciolate in tutta la vita della fattrice. Ma la realtà è che esistono puppy mills legalizzate, dove cani vivono tra gabbie e sale operatorie, bombardati di ormoni per essere sfruttati fino all’ultimo respiro. È accettabile che una fattrice muoia a 15 anni dopo una vita passata a partorire cuccioli ogni quattro mesi?
Eppure, per il legislatore, la priorità è il taglio estetico di coda e orecchie. Nel frattempo i cuccioli viaggiano a decine di migliaia ogni anno, dentro furgoni, tra staffette improvvisate e traffici che muovono milioni di euro in nero. Sono otto milioni i cuccioli richiesti solo in Europa ai trafficanti, ma nessuna proposta di legge in Italia ha mai cercato di fermare questo mercato criminale.
C’è poi il fenomeno delle associazioni straniere, soprattutto tedesche, che ogni settimana svuotano i nostri canili portando via centinaia di randagi senza alcuna garanzia di tracciabilità. Possibile che nessuno in Parlamento si chieda dove finiscono questi animali? Possibile che sia più facile guardare altrove piuttosto che toccare gli interessi delle grandi case farmaceutiche e dei mercati collegati?
Nel frattempo, mentre nessuno tassa le collette milionarie online che girano intorno a cani incidentati e malridotti – veri e propri fiumi di denaro al nero – si continua a parlare della legge sul taglio delle orecchie come se fosse una conquista.
La verità è che per i cani in Italia non è stato fatto nulla di sostanziale. Non esistono leggi severe sul traffico, non ci sono limiti stringenti per gli allevamenti intensivi, i canili-lager restano pieni e i randagi continuano a essere la “merce” più redditizia per chi lucra sul loro destino.
La caudotomia e la conchectomia erano il problema più urgente da risolvere? O piuttosto la politica ha scelto di affrontare la questione più semplice e indolore, lasciando intatti i grandi interessi che ruotano intorno al business dei cani?
Una legge inutile, una legge di facciata, che serve a mascherare il vuoto di coraggio su tutto il resto.
Veronica Cucco – Radio Cinofilia



