La gogna mediatica scatta quando si tenta di far sembrare le cose diverse dalla realtà, la rabbia scatta quando a pagarne le conseguenze con la vita è un cane e si fa del tutto per scappare dalle proprie responsabilità.

Abbiamo a che fare con un reato e ciò che vogliono le persone è che chi ha responsabilità, paghi!

Non sarà di certo un post dell’allevatore Milan dai toni intimidatori a fermare la verità sulla morte di Fidel. Questo articolo chiarirà una volta per tutte le dinamiche di quello che è realmente successo agli occhi di diversi testimoni e farò anche qualche nome.

Voglio fare prima una premessa, ogni volta che si ha a che fare con allevatori veterani che hanno numeri alle spalle, mi ritrovo sempre ad avere a che fare con intimidazioni come mai? Paura di perdere la reputazione? Quello che mi preoccupa è che a questi livelli si fa fatica a chiedere scusa, non solo a chi ha assistito alla scena e ha sofferto, ma al cane e nel nostro caso a FIDEL.

Ieri hanno insistito molto affinché io pubblicassi la versione dell’allevatore Milan, non l’ho fatto per un semplice motivo, in quella versione c’è del vittimismo e ripeto il tono intimidatorio non lo accetto, infatti ora alcune persone mi hanno scritto dicendomi che avevano paura ad esporsi proprio per questo motivo.

La prima cosa che non capisco visto che il sig. Milan non è responsabile della morte del cane in quanto intestato ad un’altra persona, perché si sente tirato in ballo e soprattutto chi lo ha minacciato? Lasciando da parte la sua vita personale romanzata mi concentrerei sulla sua verità che trapela dalla sue dichiarazioni.

La prima affermazione: ” La mia esperienza mi fa dire senza dubbio alcuno, che tutti i cani che viaggiavano con noi, godevano di ottima salute, ed aggiungo, preparati in maniera impeccabile dai loro proprietari.”

Qualcuno mi ha scritto che ai cani erano stati fatti esami anche al cuore, è possibile?

Questo già escluderebbe la morte d’infarto!

Il sig. Milan parla di un furgone Nissan noleggiato per il trasporto di persone e non adibito al trasporto di animali. Poi dice che il furgone è stato posto tra due alberi all’ombra con i finestrini aperti. I primi testimoni hanno notato un solo finestrino aperto quello anteriore lato passeggero.

La prima testimonianza importante è la gabbia dove si trovava Fidel, una gabbia artigianale di ferro zincato completamente ricoperta di ferro con due feritoie sulla porta che non permettevano nemmeno di vedere il cane.

Fidel rimane solo nel furgone all’interno della gabbia per infiniti minuti dalle testimonianze si parte dai 40 minuti ad un’ora e mezza circa, giornata di sole, lo si vede dai video della gara e lo si capisce perché il sig. Milan va proprio alla ricerca dell’ombra, ombra che probabilmente col passar del tempo si è spostata lasciando l’auto sotto il sole cocente dell’ora di pranzo. Altri testimoni confermano che esternamente il termometro segnava 25°, troppi per lasciare un cane in auto. Letale lasciato all’interno di una gabbia di ferro quasi completamente chiusa.

Poco dopo arriva il proprietario di Fidel. I testimoni riferiscono che prima di aprire il furgone attende ancora qualche minuto, perché c’erano fuori altri cani e aspettava che la proprietaria li facesse entrare in auto. Apre il furgone, apre la gabbia e subito si rende conto che il cane era esanime, il proprietario va nel panico, intervengono in soccorso i primi due testimoni sentiti al telefono, poi arriva immediatamente la veterinaria di servizio per l’evento che tenta la rianimazione ma ne constata subito il decesso, con lei subentra il giudice Stefano Bartolini che si trovava in prossimità del furgone ed un’altra veterinaria italiana in gara, a nulla sono valsi i tentativi di farlo tornare in vita. Hanno tentato con l’adrenalina, la respirazione bocca a bocca e un lungo massaggio cardiaco.

Sempre secondo le testimonianze di tre persone ecco come si presentava la scena: la lingua del cane era nera e la gabbia piena di vomito schiumoso, non sono un veterinario, ma questi indizi non lasciano dubbi sulle cause della morte. Secondo il giudice Bartolini il cane era deceduto da circa mezz’ora, nonostante tutto hanno tentato con tutte le forze di rianimarlo, perché speravano tutti in un miracolo.

Il signor Milan afferma testuali parole: ” Personalmente non sono riuscito a trovare la forza per andare a vedere il cane, tanto ho voluto mantenere in me l’idea del suo sguardo ed espressione e non credere che quel feeling interiore che avevamo sempre avuto si fosse improvvisamente interrotto.”

Mi spiace pensar male, ma anche questo è un tentativo di far vittimismo, un allevatore del suo calibro sicuramente abituato a tutto, non si tira indietro, ma affronta con coraggio la situazione come hanno fatto le altre persone che sono intervenute tra lacrime e disperazione impiegando molto tempo per riprendersi dall’episodio.

Apro una parentesi, purtroppo queste cose, anche se non dovrebbero mai succedere, accadono, molti bambini sono morti con la stessa fine tragica, quello che forse tutti si aspettavano era un’ammissione di responsabilità e una rinuncia alla gara, quello che fa più male è proprio la mancanza di rispetto per la morte di un cane, Fidel ha dato la vita per far felice il suo proprietario e il minimo che poteva fare era il rispetto verso l’animale, ma la cosa che più sconcerta sono le dichiarazioni del sig. Milan: ” Lo dovevamo a noi stessi, ai cani che con tanto amore avevamo preparato, ai sacrifici per l’Atibox, in cuor mio lo dovevo anche a Fidel! “ Per il sig. Milan sarà così, ma continuare la gara dopo la morte di un cane, per molte persone è stato inaccettabile e forse agli occhi dei media questa non è sensibilità verso l’animale, ma totale menefreghismo. Da quello che poteva essere un incidente ingiustificato è diventato puro menefreghismo nei confronti di un animale.

Riporto il commento di una veterinaria e allevatrice inglese, tradotto con Google: “Se è stato veramente un incidente e hanno adorato questo cane così tanto che non avrebbero potuto continuare lo spettacolo !!!!! I miei altri cani sarebbero stati messi in macchina e sarei stato su quel piano in preda a un attacco isterico con il mio bel cane! Non potevo continuare in nessuno spettacolo e tornavo a casa con tutti i miei cani, incluso lui, e poi crollo! La colpa mi sentirei
Sarebbe troppo per spiegare e non vorrei solo imparare da esso, penso che sarebbe la fine della mia carriera di mostrare perché NESSUN CANE È MENO IMPORTANTE DI UN TROFEO !!!!!!!!!!

Nessuno odia nessuno, anzi invito le persone a non inveire contro nessuno, l’unica cosa di cui abbiamo bisogno è un’ammissione di responsabilità sia morale che legale.

Ora pongo alcune domande, la gabbia era omologata? Possiamo vedere una foto? Vista la reazione della folla e degli organizzatori e visto i sospetti che il cane secondo il sig. Milan non fosse morto per il colpo di calore, perché non far partire subito le denunce a loro tutela? Che fine ha fatto Fidel? Dov’è il certificato di morte? L’autopsia con evidenti sintomi, lingua nera e vomito era necessaria in questi casi?

Perché allevatori di questo calibro, ben conoscendo i cani, non si sono comportati come di consuetudine, ovvero tenendo Fidel fuori dall’auto oppure portarlo con sé vista l’ora di punta e i rischi?

Queste le parole di un’altra testimone spagnola tradotte da facebook: ” Sono stato testimone di come Bartolini ha provato a rianimare anche se il veterinario diceva che era morto
È stata una cosa molto penosa e disgustosa
Spero che le autorità siano all’altezza

Ho preso un’estratto del video in cui i protagonisti di questa brutta vicenda vengono cacciati dal ring con un rigore che lascia pochi dubbi sulle reali cause di morte del povero Fidel. Quello che io sospetto è che la veterinaria di servizio accertata la causa di morte del cane lo abbia riferito al Presidente dell’ATIBOX, il quale è stato costretto a prendere una decisione dura nei confronti del proprietario di Fidel e del suo allevatore Milan che era a bordo ring.

Al microfono c’è il Presidente dell’ATIBOX il quale dice:

“A causa di ciò che è successo Claudio non può entrare sul ring. Mi dispiace ma questo è il modo in cui tratteremo qualsiasi circostanza simile in futuro. Vuol dire che non potrà più partecipare nemmeno in futuro “

Veronica Cucco

2 Commenti

  1. Buongiorno bravi a scrivere l’articolo. Ma mettere nero su bianco e chiaramente che :
    AllevatoreSig.Milan – Fidel degli Scrovegni / proprietario Claudio Zorgnio allevamento dei due Castelli .
    Il guidice che lo ha cacciato fuori è un grande: nome e cognome? Applausi !
    Perché non si sputtana su tutti i media questo Zorgnio ? Il furgone era suo giusto? È lui che ha lasciato il cane in macchina.
    Vi ricordo che c’è una legge ben chiara e c’è il penale per eventi di questo genere.
    Grazie mille Saluti
    Una amante dei cani

  2. ” Lo dovevamo a noi stessi, ai cani che con tanto amore avevamo preparato, ai sacrifici per l’Atibox, in cuor mio lo dovevo anche a Fidel! “ Allevo con affisso Enci-Fci dal 1992 e questa frase è impronunciabile nella sua seconda parte . Ai cani noi non dobbiamo trofei, vittorie, successi perchè non sanno che farsene. ai cani noi dobbiam solo RISPETTO,AFFETTO,ATTENZIONE,CURA. I successi zootecnici servono a noi, alla nostra passione, ma non servono ai cani come esseri viventi. Il cane è disarmato nelle nostre mani, ha fiducia in noi e noi abbiamo il DOVERE di meritare quella fiducia. Quando si sta fuori casa con un cane, per mostre o prove di lavoro si può anche evitare di assentarsi per andare a pranzo e mangiarsi un panino accanto a lui. Così han fatto e fanno tutti i proprietari che han cura, rispetto, attenzione, ma che soprattutto han anche PIACERE di passare il tempo con il proprio amico. Spero che si inizi a punire severamente questi comportamenti , perchè finora tra omertà e menefreghismo l\’han sempre scampata o se la sono cavata con sospensioni dall\’enci non proporzionate al fatto. E aggiungo che quando l\’amore e l\’attenzione per il nostro cane , in quanto cane, è superato dalla frenesia per il raggiungimento dei titoli, significa che si è persa la PASSIONE.

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