Razze brachicefale: l’E.N.C.I. non farà un bel niente!

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Ieri l’E.N.C.I. ha pubblicato un comunicato che in realtà non comunica nulla, stranamente subito dopo la pubblicazione del mio articolo, che ha avuto tantissime condivisioni. Magari sarà una semplice coincidenza, ma leggere il contenuto in cui non c’è scritto assolutamente nulla, mi fa pensare.

In questo momento c’è il boom di richiesta delle razze brachicefale, soprattutto dei bouledogue francesi.

Gli unici a guadagnare soldi sono i trafficanti, che sono aumentati a dismisura, grazie alle leggi che non abbiamo, ma grazie soprattutto all’E.N.C.I. che non sta tutelando né le razze, né gli allevatori.

Volevo farvi riflettere su una cosa importante:

Un allevatore etico non vive di cani, ma ha il suo lavoro. Immaginate per un attimo la vita di una persona che ha un allevamento con pochi esemplari, supponiamo una decina.

Io ho due cani, accudirli per me è faticoso, immagino dieci quanto possano essere impegnativi, mettiamoci anche le cucciolate, il veterinario, in più dieci soggetti a casa, non sfamano una famiglia, quindi gli allevatori sono costretti ad andare a lavorare.

Questo cosa comporta?

Che l’allevatore fa fatica a piazzare i propri cuccioli, perché non ha il tempo materiale di fare marketing, perché non è capace, perché è un allevatore non un master web.

Parliamo dei trafficanti, sono abili manipolatori, se muore il cane danno la colpa al veterinario, hanno tutto il giorno a disposizione per vendere i cuccioli che vengono presi dalle puppy mills e consegnati. Non selezionano il futuro proprietario, che gli importa dove vanno a finire, ogni cliente che lo contatta, deve essere assolutamente catturato. Sono bravi con i social a tal punto che hanno migliaia e migliaia di follower in tutti i canali. Come può un nostro allevatore etico batterlo in concorrenza?

I trafficanti sono arrivati a livelli talmente alti, che applicano gli stessi prezzi degli allevatori se non di più!

Qui la colpa è dell’E.N.C.I., perché non tutela gli allevatori e non tutela le razze, perché l’E.N.C.I. non riesce a comunicare o non ha interesse a farlo.

L’assenza dei controlli ha permesso a molti allevatori di gonfiare le cucciolate con soggetti di dubbia provenienza. La mia cagna ne fa 4, ne aggiungo altri 3, tanto i trafficanti i cuccioli te li tirano dietro.

Questo fenomeno posso confermarlo grazie alle segnalazioni che ogni giorno mi arrivano.

Adesso arriva il tasto più doloroso. L’E.N.C.I. tutela i commercianti non gli allevatori, ovvero quelli che portano soldi all’ente non quelli che fanno selezione.

Per fare i numeri, soprattutto con i brachicefali, bisogna per forza tagliare continuamente le pance delle fattrici. L’E.N.C.I. non nomina i parti cesarei, mentre nei Paesi più evoluti c’è una legge, 2 parti cesarei in tutta la vita della fattrice. No i nostri brachicefali fanno 4, 5 parti di cui molti a calore consecutivo.

Questo posso confermarlo sempre in base ai controlli che facciamo a seguito delle segnalazioni che ci pervengono.

Limitare il numero dei parti cesarei, vuol dire limitare le entrate, ma dal punto di vista di un animalista, sottoporre fattrici a 5 parti cesarei di cui molti a calore consecutivo, vuol dire sfruttamento animale e questo grazie all’E.N.C.I. che non ne limita il numero.

In Inghilterra per i bulldog inglesi, c’è un piano di salute che funziona perfettamente. Il nostro presidente del C.I.B, lo ha solo pubblicato sulla pagina facebook, sono scettica sulla sua realizzazione, perché l’associazione di razza conta solo 150 soci, di cui il 50% sono parenti e amici per tenere in vita l’associazione. Non sono riusciti a far rispettare un codice deontologico, figuriamoci un piano di salute, dove comunque ci sono dei test da effettuale che hanno dei costi. In Inghilterra il test per la Cistinuria, non solo è obbligatorio, ma anche pubblico. qui molti allevatori non sanno nemmeno cosa vuol dire testare un cane. A tutte le persone che mi contattano e mi chiedono consigli, dico di pretendere i cuccioli con i genitori testati, le risposte che mi tornano indietro sono più o meno le stesse: “i cuccioli sono sanissimi, non sono obbligatori i test, non li rilascio”. Pretendere un cucciolo sano sembra chiedere la luna.

Sono state raccolte 2266 firme per avere un codice deontologico di razza che limitasse i parti cesarei.

L’Italia ha urgente bisogno di molti più allevatori etici, meno commercianti, meno trafficanti, ha bisogno di una massiccia campagna di sensibilizzazione e cultura cinofila, di una maggiore tutela di cani sotto ogni punto di vista, perché il cane negli ultimi anni sta prepotentemente piazzandosi, a tutti gli effetti, come membro della famiglia.

I rescue ormai fanno fatica a coprire le spese, qualche anno fa erano davvero pochi i soggetti ceduti o abbandonati, oggi sono pieni di similrazza, sono pieni di cani malati, comprati nei negozi, in internet. Difficilmente un cucciolo di un allevatore etico ce lo ritroviamo in canile o in un rescue.

Volere è potere e qui mi sembra proprio che non ci sia proprio la volontà di gettare le basi per un lavoro di tutela e di promozione!

Veronica Cucco

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